Per la tradizione occidentale cattolica solo poche figure storiche, testimoni di dottrina eminente in purezza di ortodossia e qualità di scienza, hanno meritato il titolo di dottore della Chiesa. Alberto Magno, Bernardo da Chiaravalle, Antonio da Padova e una sfilza di altre eminenze figurano nell'elenco. E' stato Paolo VI però nel 1970 ad ammettere le prime figure femminili all'onore di tale titolo. Tra di esse spicca una delle donne più affascinanti e misteriose dell'iconografia medievale, la personalità che con le sue Epistole ha fatto a pezzi il pregiudizio misogino imperversante all'epoca scavando il solco lungo il quale Gregorio XI avrebbe riportato la sede papale a Roma.
Caterina da Siena era anche una donna del suo tempo. E a quel tempo raggiungere il connubio perfetto con il Cristo non poteva che attraversare il rifiuto totale del proprio corpo e di ogni bisogno e desiderio fisico ad esso collegato. Si trattava di rendere la propria interiorità un santuario dall'abside mosaicato come quello della Basilica di San Clemente, nei pressi del Colosseo. E proprio come nelle basiliche paleocristiane, dove la ricchezza e la sfarzosità dell'interno si oppone all'austerità di muri esterni in semplice cotto, così il corpo delle sante anoressiche rifletteva questa antinomia. Antinomia che per Caterina da Siena significò lasciarsi morire di fame e di sete in un giorno lontano del 1380.
E si ritorna con un tonfo nel XXI secolo se si pensa all'ingegneria genetica e alla medicina dello sport capaci anche solamente di immaginare mutazioni genetiche per fortificare il corpo e renderlo maggiormente performante in alcune discipline. Ha rihiesto qualche secolo mutare la prospettiva da un santuario paleocristiano ad uno barocco.
Bibliografia:
- Bell R., Santa anoressia. Digiuno e misticismo dal Medioevo ad oggi, Laterza, 1998
- Caterina da Siena, Le lettere, Edizioni Paoline, 1993
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