Il casolare sorge alle pendici di un uliveto. Qualche sbuffo di verde vivace di foglie caduche spunta in qui e in là, formando querceti casuali. Se si prende il sentiero scavato dal ripassare ostinato dei cingoli e si oltrepassa ciò che resta del vecchio casolare de 'La zucchera', poco prima di arrivare al ruscello ecco un fluttuare di ametiste succose.
Reggere il peso degli acini non è affar facile: i rami contorti fanno buon gioco a farsi aiutare da supportacci di cemento. Di anno in anno, quei colonnari bucherellati vengon riattrezzati, spaccati, usurati e ricomposti insieme a formare capanne.
E' Plinio il Vecchio che descrive alcuni spunti di arte vinicola ai tempi dell'Impero. Venti secoli fa, non c'erano sostegni e si era congegnato un metodo di far curvare la vite su se stessa, arricciata, aggrovigliata. Il succo prodotto dalla vendemmia era troppo aspro e nelle osterie si usava diluirlo con acqua e accompagnrlo con focaccine di cereali, olive e fichi secchi.
Sfogliando il Semerano, si possono tracciare dei parallelismi interessanti tra le etimologie di uva (-ae) pampinus (-i) e lumbus (-i). Giocando un poco con quella scienza delle parole che secondo Heidegger doveva essere 'unterwegs', in cammino, le origini della prima erano incerte e il suo significato originario finì per essere figurato con le immagini della mammella e della madre (accad. ùwu (ummu: mamma, vite, ‘ Mutter, Weinstock: Stamm mit Wurzel V. Baum’), sem. umm.) . Pampinus invece mischiava il suo significato con quello di germoglio novello della vite e rampollo 'da una radice con il significato di aderire , legarsi, avvolgersi'. L'ultimo termine invece si radicava nell'aramaico e nel semitico e aveva il doppio sgnificato di organi interni, organi sessuali e ceppo della vite.
Se la madre è sostegno, sembra come che lo stesso significato lo si volesse trasferire nell'immagine della vite e del vino. Nella Genesi, Giuseppe interpreta il sogno del coppiere del faraone e identifica nella maturazione e nel germogliare di tre grappoli d'uva il reintegro a corte del servitore caduto in disgrazia.(Genesi 40, 9-15) La tradizione occidentale però è legata anche al culto di un dio dalle fattezze femminee venuto dell'Oriente. Dioniso e il suo tirso animavano i baccanali trascinando chi vi prendeva parte in danze sfrenate. Il furor che possedeva chi officiava i riti rendeva immuni alla fatica e faceva da complementare a quello che animava le arene polverose delle palestre in cui si praticava la lotta, officiata da Atena e Ares. Il vincitore in quel caso non era cinto da pampini e acini succosi ma di rami di ulivo intrecciati.
Bibliografia:
- Muratov P., Immagini dall'Italia, Adelphi, 2019
- Semerano G., Le origini della cultura europea. Dizionario etimologico, Leos. Olschki editore, Firenze

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