E' il portachiavi del nonno, è il suo gesto di ficcarsi le mani in tasca a toccarlo. Dita nodose, magre, venose. Te lo immagini da giovane con quelle manone a raccogliere il gesso nelle cave svizzere. Ma il portachiavi, il suo portachiavi lo stringe quando l'amico afferma di vederlo bene, quando lo confondono con il figlio di sua sorella, quando passa davanti il cimitero. Perchè quella piccola manina rossa è congelata nell'atto di far l'irriverente con delle corna.
Si dice che il popolo di Creta amasse ricordare al suo sovrano del tradimento della moglie con un toro sfidandolo per le strade con una moltidudine di mani che ricordavano i palchi dell'animale. E poi quel gesto ha sfidato i secoli, e ha pervaso il bacino del Meditterraneo entrando a far parte del bagaglio gesticolare italiano.
Mano chiama azione. Azione che generalemente causa sforzo e sudore. 'Questa casa l'ho fatta solo con queste due mani', 'il raccolto di quest'anno è il frutto anche di questi palmi', 'Nonna queste mani son benedette, guarda che pasta che hai steso!'. Mano chiama senso di appartenenza. Appartenza ad un'idea politica, ad un credo religioso, finanche ad un genere musicale che si fa filosofia di vita.
Mano chiama civiltà. Civiltà a cui due o forse 3 milioni di anni fa l'evoluzione ha donato un pollice opponibile e un palmo piatto per stringere, intagliare, scheggiare. Gli ominidi li si raffigura con le prime selci per scuoiare le bestie cacciate, con i ciottoli per sminuzzare i cereali raccolti. La natura però li aveva già dotati del primo utensile che nei millenni successivi avrebbe iniziato a cambiare forma al mondo.
C'era un'antropologa che sostenava che l'inizio della civiltà si potesse identificare in un arto che si era rotto e che poi aveva avuto il tempo di guarire. L'uomo o la donna che si erano feriti non erano stati abbandonati dal branco, avevano ricevuto cure, l'osso fratturato aveva avuto il tempo di ricalcificarsi. Per chi scrive invece l'inizio della civiltà si ricollega alla scrittura e alla sua iniziale funzione radicata nel bisogno di tenere traccia del contenuto dei magazzini dopo i raccolti. E poi l'etica dell'utilità ha lasciato il passo alla memoria e alla volontà di sopravvivere la morte nel ricordo dei posteri. Si scrive usando il tatto, si legge con la vista. Che strana la chiromanzia arte dell'oriente che legge toccando le linee dei palmi, e scrive usando gli occhi.
Bibliografia:
- Singer, Storia della tecnologia, Bollati Boringhieri
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