domenica 26 aprile 2026

Superstizioni - La gettatezza

 Nei tarocchi esistono tre modi di stendere le carte; c'è la stesa ad uno. Si vuole rispondere ad una domanda generica, si è assaliti da un dubbio passeggero durante il giorno: si interroga un solo arcano. La stesa a tre carte esplora le dimensioni del passato, del presente, del futuro e si occupa di questioni più esistenziali. La stesa a cinque carte delinea un quadro completo interpretando una situazione seguendo idealmente una croce.  Bisogna ovviamente porre la giusta domanda se si vuole ottenere una risposta soddisfacente.

Calvino, ne Il Castello dei destini incrociati, pescando da un mazzo di tarocchi è in grado di racconatre una storia, una storia annegata nel vinaccio di osteria e nei sogni della povera gente. L'atmosfera che si crea attorno al testo è quasi metafisica. Ricorda un poco quella de Il formaggio e i vermi di Ginzburg. Anche lì ci andava di mezzo un poveraccio. Anche lì il cibo e la credenza fluttuavano come assenze presentissime, quasi casualmente gettate nel nucleo della storia. [Calvino I., Il castello dei destini incrociati, Einaudi, 1973]

Parlando di cibo, chissà se si rischierà di crepare anche quest'anno di devozione nel pranzo di pasqua?

Interroghiamo le carte! 

La stesa a cinque carte è una evoluzione di quella del tempo e perciò le prima tre carte ad essere lette sono quelle disposte in orizzonale. 

Sembra che l'VIII di coppe ci racconti cosa sia stata la causa della situazione attuale.  Dal momento che è l'arcano emblema delle nuove scoperte e della voglia di conoscere, si arriva alla conclusione che non è l'ingordigia la causa della situazione carica di presenti leccornie ma la volontà di esplorare nuovi spazi con il gusto.

Andiamo avanti. X di denari. Mai carta più adatta per descrivere un presente roseo e abbondante. Ma aspettate, è girata sottosopra! Ad essere mostrato è uno specchio di vita quotidiana con il vecchio patriarca in primo piano riccamente vestito e costruttore di un fulgido futuro incapsulato dal castello retrostante. E' l'essere sottosopra il problema: evidentemente negli anni passati non si sono accumulate abbastanza esperienze culinarie e la matriarca, fieramente campana, starà armando un esercito di manicaretti per porre fine al disastro.

Il futuro si interpreta come VII di denari, anche lui sottosopra. Il contadino che stringe la sua zappa, zuppo di sudore misto a fango, guarda con apprensione e forse un pò di insoddisfazione il raccolto generato dal suo duro faticare. Inutile dire che essendo la carta controaltare dell'Asso ed essendo girata a testa in giù non può che presagire una certa soddisfazione della cuoca di fronte ai commensali. Il nostro futuro sembra già segnato raccontandoci un'abbuffata di agnello fritto.

Ora si passa a interpretare le motivazioni inconsce di chi ha posto la domanda. L'arcano degli arcani si è palesato, la Bestia ha fatto capolino. Sembra che però abbia confuso il soffitto con il suolo calpestabile.  Le intenzioni di chi pone la domanda sono buone, di nuovo si scorge non l'ingordigia ma la voglia di sperimentare nuovi sapori.

E questa ultima affermazione trova ulteriore fondamento nel X di spade letto al contrario. Non ci sono tradimenti all'orizzonte, si sfugge all'immagine dell'uomo trafitto da dieci fendenti.

Raccontare cosa è la superstizione diventa entrarci dentro per un secondo e magari scorgere in usanze e riti un'origine storica e immaginifica. E si fa un pò la stessa cosa quando nel mondo della modellizzazione con reti neurali, i confini della fisica diventano evanescenti e condizioni di non esistenza possibili. E allora si torna alla fisica cercando di descrivere con equazioni differenziali regalate dalla dinamica e dalla termodinamica la giusta funzione di perdita per portare sulla giusta strada il modello. E se nel Medioevo l'albero sfrondato a maggio era un pretesto per riempirlo di cibarie appese ai rami e arrampicarsi alla loro conquista, oggi il Coni riconosce niente poco di meno come sport la giostra allegra e scivolosa dell'albero delle Cuccagna, erede ricopero di grasso della primordiale tradizione contadina.

E' tempo di seguire sentieri interrotti!
 
 

 Bibliografia:

- Ginzburg C., Il formaggio e i vermi, Adelphi, 1976 

- Frazer J., Il ramo d'oro, Bollati Boringhieri, 2012 

Mano - Sento/Tocco dunque sono

 E' il portachiavi del nonno, è il suo gesto di ficcarsi le mani in tasca a toccarlo. Dita nodose, magre, venose. Te lo immagini da giovane con quelle manone a raccogliere il gesso nelle cave svizzere. Ma il portachiavi, il suo portachiavi lo stringe quando l'amico afferma di vederlo bene, quando lo confondono con il figlio di sua sorella, quando passa davanti il cimitero.  Perchè quella piccola manina rossa è congelata nell'atto di far l'irriverente con delle corna.

 Si dice che il popolo di Creta amasse ricordare al suo sovrano del tradimento della moglie con un toro sfidandolo per le strade con una moltidudine di mani che ricordavano i palchi dell'animale.  E poi quel gesto ha sfidato i secoli, e ha pervaso il bacino del Meditterraneo entrando a far parte del bagaglio gesticolare italiano.  

Mano chiama azione. Azione che generalemente causa sforzo e sudore. 'Questa casa l'ho fatta solo con queste due mani', 'il raccolto di quest'anno è il frutto anche di questi palmi', 'Nonna queste mani son benedette, guarda che pasta che hai steso!'. Mano chiama senso di appartenenza.  Appartenza ad un'idea politica, ad un credo religioso, finanche ad un genere musicale che si fa filosofia di vita. Mano chiama movimento, pensiero e atto. Pensiero e atto che si riflettono nel pallavolista che schiaccia senza pietà contro la metà avversaria o nel ginnasta che volteggia sulla cavallina schiacciando i duri calli sul cuoio levigato. 

Mano chiama civiltà. Civiltà a cui due o forse 3 milioni di anni fa l'evoluzione  ha donato un pollice opponibile e un palmo piatto per stringere, intagliare, scheggiare. Gli ominidi li si raffigura con le prime selci per scuoiare le bestie cacciate, con i ciottoli per sminuzzare i cereali raccolti. La natura però li aveva già dotati del primo utensile che nei millenni successivi avrebbe iniziato a cambiare forma al mondo. 

C'era un'antropologa che sostenava che l'inizio della civiltà si potesse identificare in un arto che si era rotto e che poi aveva avuto il tempo di guarire.  L'uomo o la donna che si erano feriti non erano stati abbandonati dal branco, avevano ricevuto cure, l'osso fratturato aveva avuto il tempo di ricalcificarsi. Per chi scrive invece l'inizio della civiltà si ricollega alla scrittura e alla sua iniziale funzione radicata nel bisogno di tenere traccia del contenuto dei magazzini dopo i raccolti.  E poi l'etica dell'utilità ha lasciato il passo alla memoria e alla volontà di sopravvivere la morte nel ricordo dei posteri. Si  scrive usando il tatto, si legge con la vista. Che strana la chiromanzia arte dell'oriente che legge toccando le linee dei palmi, e scrive usando gli occhi.  

 

Bibliografia:

- Singer C., Storia della tecnologia, Bollati Boringhieri, 2012

 

 

Morte - Assenza di oscillazioni

 

'And so we lay,

we lay in the same grave,

our chemical wedding day.' 
[Dickinson B., The chemical wedding, Air Raid Records, 1998]

La sua presenza tacita pervade lo scibile umano. Tra la candela che si spegne nel monologo di Macbeth o l'atmosfera che respirano i giovani rifugiati nella villa del Decamerone di Boccaccio però, si è scelto di iniziare a parlarne con il ritornello di una canzone scritta poco meno di trenta anni fa. 

Assenza primordiale ma allo stesso tempo complementare specchiato della presenza assoluta. Amica del tempo, aveva ragione Aristotele a sostenere che una volta che l'atto si svincolava dal suo essere in potenza, di esso si toccava la nascita nel momento in cui aveva inizio il processo di disfacimento.

 

Modello della spirale per definire il collasso di sistemi sociali e culturali
 
Secondo la meccanica quantistica, vita è sinonimo di coerenza a livello quantico, tale che il sistema che la accoglie conservi condizioni di stabilità.  'La maggior parte dei sistemi è caratterizzato da un'alternanza di periodi di stabilità con parentesi di instablità e, la quasi totalità di essi tende a ritornare in uno stato di equilibrio al fine da conservare la propria condizione di esistenza.' L'essere è e il non essere non è, lo aveva già intuito un certo Parmelide qualche secolo fa. Se si estende questo concetto allo studio delle società, la dinamica di collasso può essere identificata con l'immagine della spirale, miscelando le tre dimensioni spaziali della ciclicità del presente con quella temporale.
 
Si dice Morte, si specchia un mistero. Riti per esorcizzarla, azioni apotropaiche da compiere, feste per commemararla. E fa sorridere l'idea che una delle competizioni di corsa più partecipate del mondo, la maratona, sia nata per commemorare un messaggero caduto per portare notizia della vittoria insperata di Ateniesi e Spartani contro i fieri drappelli di Dario I in un lontano giorno d'estate del 490 a.C.
 
 
L'arcano della morte da un mazzo di tarocchi
 
 
 
  
 
Bibliografia:
- Trnka R., Lorencova R., Quantum Anthropology, Karolian Press, 2016
 
 
 


Vecchiaia - La giostra continua

Il campionato d'epoca di motocross conta di sei date distribuite lungo la penisola italiana. La competizione dura circa 3 giorni. Si inzia il venerdì sera con i primi camper che arrivano nei paddock. Doblò riallestiti ad officine, autocarri dai container colorati con le effigi dei team, semplici pick-up caricati alla bell'e meglio dai quali spuntano i bolidi coperti nei cassoni posteriori. La fauna è eterogenea. Ragazzi sulla trentina, donne ancora più giovani già con le divise colorate, i veterani che quel campionato l'hanno inizato trent'anni fa. Quando è sera tutti si riuniscono ai tavolini da sagra ed è lì che ne senti di storie. Quella del ragazzo ormai sessantenne che ha lasciato il liceo a quindici anni per andare a lavorare al fine di avere i soldi per comprarsi la moto per girare. E continua a farlo, con i le guarnizioni di una delle sue tante Kawa 125 che han ceduto e che, dal secondo posto che occupava nel campionato quest'anno nella sua categoria, l'han fatto precipitare al quarto.  Il campionato d'epoca prevede categorie per tutte le età, arrivando a chi ha sfiorato e superato i 68 anni. 

A cavallo delle loro moto, sul fango scivoloso, su salite, discese, curve strette ricordano un poco quei cavalieri delle giostre cavalleresche tanto amate dai Franchi. Le introdussero in epoca carolingia per permettere alle file nobiliari afferenti alla cavalleria del regno di potersi allenare durante l'inverno.  All'inizio erano violentissime e non era raro che avvenissero regolamenti di conti o incidenti mortali. Fu la Chiesa che cercò di abolirle o comunque di limiterne la violenza arrivando sucessivamente alla forma che l'iconografia occidentale ha dei tornei medievali. A separare i contendenti c'era una balaustra. Montando destrieri allenati duramente si aveva il compito di disarcionare l'avversraio con una lancia di frassino. I cavalli han lasciato il passo alle due ruote, ma alla fine è la Storia un'eterna giostra che si ripete.

 

Bibliografia:

-  Boitani P (a cura di.), Sir Gawain e il cavaliere verde, Adelphi, 1986


Santuari - Quando la fisicità è atto politico

Per la tradizione occidentale cattolica solo poche figure storiche, testimoni di dottrina eminente in purezza di ortodossia e qualità di scienza, hanno meritato il titolo di dottore della Chiesa. Alberto Magno, Bernardo da Chiaravalle, Antonio da Padova e una sfilza di altre eminenze figurano nell'elenco. E' stato Paolo VI però nel 1970 ad ammettere le prime figure femminili all'onore di tale titolo. Tra di esse spicca una delle donne più affascinanti e misteriose dell'iconografia medievale, la personalità che con le sue Epistole ha fatto a pezzi il pregiudizio misogino imperversante all'epoca scavando il solco lungo il quale Gregorio XI avrebbe riportato la sede papale a Roma. 
Caterina da Siena era anche una donna del suo tempo. E a quel tempo raggiungere il connubio perfetto con il Cristo non poteva che attraversare  il rifiuto totale del proprio corpo e di ogni bisogno e desiderio fisico ad esso collegato. Si trattava di rendere la propria interiorità un santuario dall'abside mosaicato come quello della Basilica di San Clemente, nei pressi del Colosseo.  E proprio come nelle basiliche paleocristiane, dove la ricchezza e la sfarzosità dell'interno si oppone all'austerità di muri esterni in semplice cotto, così il corpo delle sante anoressiche rifletteva questa antinomia. Antinomia che per Caterina da Siena significò lasciarsi morire di fame e di sete in un giorno lontano del 1380.

E si ritorna con un tonfo nel XXI secolo se si pensa all'ingegneria genetica e alla medicina dello sport capaci anche solamente di immaginare mutazioni genetiche per fortificare il corpo e renderlo maggiormente performante in alcune discipline. Ha rihiesto qualche secolo mutare la prospettiva da un santuario paleocristiano ad uno barocco.

 

 Bibliografia:
- Bell R., Santa anoressia. Digiuno e misticismo dal Medioevo ad oggi, Laterza, 1998
- Caterina da Siena, Le lettere, Edizioni Paoline, 1993  


Spie - Aspettando un'apparizione

Rivango
zolle di memoria 
merce incasinata
ritornelli stonati
parole piene 
parole vuote.

Ritorno verso casa
a cavallo del motore 
terza lepre 
mano alla frizione   

Fari accesi
l'aratro al seguito
Maledetto vomere!
Lecchi sghiniazzando 
Ciottoli piallati 

Pertugio polveroso
il cruscotto invoca riposo 
La spia dell'acqua 
ne incendia il lato sinistro

Ancora un quarto d'ora
Ancora un pò 
E sarà silenzio 
E sarà altro sbuffo di ricordi 

Controlli
Sensori padroni delle macchine 
resistenze bastarde 
ansiolitico dell'homo technicus
De artifici vitae 
Da leggere in Restituta!

Un altro cassetto
Spalancato 
lascia uscire profumo di papà
terriccio mischiato a nafta 
Subito nei chioschi quest'estate!
Servito freddo e umido

Freddo e umido 
come pista da cross
E motori ronzanti
E la kawa
E le Honda 
E le suzuki
Che fanfara, queste marmitte!

Poi è un attimo 
L'arcangelo della melatonina 
rende la sua visita
Ed è silenzio.     

Bibliografia:
- Montale E., Piccolo testamento da Satura, 2018, Mondadori 

lunedì 20 aprile 2026

Stregonerie - O i tramonti romani

Nel rugby il saltatore riesce a raggiungere altezze notevoli e agguantare il pallone sparato dal tallonatore solo con l'aiuto dei compagni che lo alzano per i pantalocini. A crearsi è una montagna pulsante di muscoli con le braccia del giocatore sottostante che spingono verso l'alto sparando il compare fino a tre metri e mezzo nell'aere. 
Quando accade ciò generalmente la tifoseria si galvanizza e i cori si rafforzano. Chi ha vissuto a Roma per qualche tempo nei pressi dell'Olimpico, in quell'ansa che il Tevere disegna in corrispondenza di Ponte Milvio, sa cosa aspettarsi la domenica sera dal quartiere Flaminio. Il parcheggio non lo si trova neanche barattandolo con la propria anima, e sul finire della primavera c'è un'aria rarefatta, aranciata, tracciata da quel sole che al tramonto fa cadere la Capitale in un dolce incanto. L'incanto dura poco se nel giorno del Signore si è nei pressi dello stadio. Centinaia, migliaia di voci cercano di farsi tutt'una e spronare i loro beniamini trasformando quel paese incantato nello scenario perfetto di una battaglia tra antichi romani e galli. Chi non segue il calcio ignora che quei cori magari sono vecchi anni e li cantavano i primi appartenenti al tifo organizzato giallorosso con i loro tamburi e i loro striscioni. Prima che l'emiciclio venisse ristrutturato, non c'erano sedili ma solo gradoni e la frangia ultrà dominante aveva il diritto di prelazione sui migliori.  Si poteva partire da casa anche cinque ore prima per occupare una postazione di prestigio e, una volta che il proprio gruppo l'aveva ottenuta, bisognava difenderla dai rivali. 
Secondo Canetti quando si prende in considerazione il luogo stadio la massa è 'doppiamente chiusa' dal momento che alla città l'arena rivolge 'un muro privo di vita' che va a specchiarsi con un muro di uomini che voltano la schiena alla quotidianità per potersi guardare l'un l'altro. [Canetti E., Massa e potere, Milano 1981, Adelphi, pg.133]

Sarà questa la stregoneria che permette, in un'ammiccante serata romana a poveri, ricchi, operai, notai, medici, scolari e pensionati di gridare insieme, all'unisono, 'Roma Roma Roma, lasciace cantà, da sta voce nasce un coro, sò centomila voci, c'hai fatto innamorà'.

Bibiliografia:

-  Villan A., Augustinus D.B., Ab curva condida: Storia e geopolitica del tifo romanista, tratto da Limes, 11, 2025

 




 

 

 

sabato 18 aprile 2026

Oscenità o paradosso

Kirkegaard in danese sta per giardino della chiesa. Se quel corso di Napoleone con il famigerato Editto di Saint Cloud non avesse imposto all'Europa continentale di situare i cimiteri al di fuori dei centri abitati, un collegamento tra il destino dell'autore di Timore e Tremore e il suo cognome, letteralmento camposanto all'epoca, sorgerebbe con un pizzico di malizia.
Tralasciando l'ironia della sorte, perchè introdurre un filosofo come Kirkegaard per tracciare il significato del vocabolo oscenità?
Nella prima lettera ai Corinzi, San Paolo afferma 'noi annunciamo il Cristo crocifisso, scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani' [Prima Lettera ai Corinzi, 1, 18-25]. E proprio a questo passo si riferisce il filosofo danese sopra menzionato quando parla di scandalo, di oscenità della ragione riferendosi al salto mortale che la razionalità deve compiere se l'individuo si affida alla fede. E' nella fede stessa che si compie il paradosso assoluto con l'eternità grondante immaterialità di Dio che si mesce con l'attimo finito, storico e quanto mai fisico che il cristianesimo associa alla venuta di Cristo. Per Kirkegaard tutto questo è osceno e inaccettabile per la ragione. 

Passare dal Cielo alla Terra è opera facile. In epoca vittoriana, in Occidente, lo sport fu scelto come uno dei pilastri della Muscolar Christianity. Questa ideologia identificava l'attività fisica come uno dei mezzi per glorificare l'Altissimo parafrasando forse in modo fantasioso quel cantare che equivaleva a pregare due volte di Sant'Agostino. Nei fatti, il suo obiettivo era creare connessioni forti tra sport, moralità e genere maschile. Con delle conseguenze inaspettate alle volte. A cementarsi infatti non erano solamente legami di amicizia fraterna tra pari ma anche relazioni romantiche vere e proprie. E questo la società vittoriana non era disposta ad accettarlo. Intorno agli anni '80 del XIX secolo, una sorta di isteria morale emerse legata a queste tematiche e finì per sfociare nel Criminal Law Amendment Act del 1885. 
Alla fine è proprio vero che il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce.[Pascal B., Pensieri]

Bibliografia: 

 - Besnier N., Brownell S., Carter T., The anthropology of sports, University of California Press, 2018 

domenica 12 aprile 2026

Cibo - la Storia minore

A Maqiao la famiglie si contavano con quante ciotole si avevano in casa. Non si avevano nomi particolari per descrivere i dolci, si chiamavano semplicemente evocando il sapore che in bocca producevano. Per il riso, la carne grondante lardo di maiale, il nome c'era. Così come per i dolcetti di pasta di riso che si donavano al fiume per chiedere  di essere clemente con il fantasma di un funzionario imperiale che anni prima, a causa di un tradimento, si era dato la morte lungo le sue sponde. [Shaogong H., Il dizionario di Miqiao, Einaudi, 2021]
E' Shaogong che descrive il rapporto che questi poveri contadini di uno sparuto villaggio cinese avevano con la fonte di nutrimento che loro malgrado producevano. 

Il cibo è così, parla e racconta l'uomo.  Ne sapeva qualcosa il Sommo Poeta che subito dopo i lussuriosi aveva fatto precipatare i golosi così che 

'novi tormenti e novi tormentati
mi veggio intorno, come ch'io mi mova
e ch'io mi volga, e come che io guati.' 
[Alighieri D., Commedia, Canto VI (A cura di Sapegno N.), La nuova Italia]

Il cibo è memoria, folklore, usanze popolari. In Abruzzo, nelle valli alle pendici della Maiella, il maiale si uccideva e si uccide tutt'oggi quando la Luna è in mancanza. Amici degli amici, fratelli, comari e persino il parroco del paese alle volte, corrono ad aiutare. A fine giornata tutti si siedono aspettando un piatto fumante di cif-e-ciaf, annacquato del grasso della pancia e croccante della pelle del fu re dell'aia.

Il cibo è ricordo, nostalgia, un pò spleen.  Che tenerezza la nonna lontana dalla sua Campagna, nella piana del Sele, che evoca intere famiglie insieme ad ammassare l'impasto per il Panariello quando era bambina e sua madre che farcisce quel pan di Spagna spugnoso con della glassa zuccherina.

Il cibo è Storia, è cultura, atmosfera da domenica di Bouvines. Montanari ne La fame e l'abbondanza descrive le abitudini alimentari di tutte le categorie sociali dell'Alto Medioevo con particolare attenzione nei confronti degli ordini monastici. La carne poteva essere consumata di rado, il pesce era concesso spesso, i legumi abbondanti. Fa riflettere che una gran quantità di ricette tipiche italiane trovino la loro origine nei conventi, perchè 'non si solo pane vive l'uomo', però intanto meglio non dar troppe noie alla meditazione con uno stomaco vuoto e brontolante.   

Il cibo è fisica, carburante, primo principio della termodinamica. Dalla sua conversione nelle reazioni metaboliche, gli esseri viventi traggono le fonti di nutrimento per le cellule. Interessante notare come, nella pratica di discipline sportive, un pilastro delle prestazioni sia la dieta degli atleti. Da disciplina a disciplina, le richieste di apporto calorico e varietà di alimenti si stendono su un ampio ventaglio: se il pugile deve concentrarsi su un apporto di carboidrati abbondante ma che lo facciano rientrare nelle categorie minori di peso, il rugbista preferisce consumare una notevole quantità di derivati del grano nonchè di proteine per mantenere stabilità e potenza regalata anche dalla possanza fisica.

Il cibo è anche scambio, viaggi, migrazioni. Gli spaghetti nacquero in Sicilia nel XII secolo durante il regno di Ruggero II. Furono gli arabi durante la loro dominazione dell'isola ad insegnare agli italiani quel metodo di conservazione della pasta mediante essiccazione. E poi quelli che si chiamano vermicelli li presero in prestito i campani facendoli diventare un monumento.

 C'era una filastrocca che descriveva in dialetto lancianese il periodo di Natale e una delle strofe suonava più o meno: 

'd'innanz a lu marchese ve' n'addore
n'addore fin, d' cose bbone,
de dulc, buccunutt' e de ferzor' che frij caviciurn e caviturn 
Eh buon giorno e tanti auguri!'.

 

 

Bibliografia: 

 - Montanari M., La fame e l'abbondanza. Storia dell'alimentazione in Europa, Laterza, 1997 


sabato 4 aprile 2026

Superstizioni - La gettatezza

 

 Nei tarocchi esistono tre modi di stendere le carte; c'è la stesa ad uno. Si vuole rispondere ad una domanda generica, si è assaliti da un dubbio passeggero durante il giorno: si interroga un solo arcano. La stesa a tre carte esplora le dimensioni del passato, del presente, del futuro e si occupa di questioni più esistenziali. La stesa a cinque carte delinea un quadro completo interpretando una situazione seguendo idealmente una croce.  Bisogna ovviamente porre la giusta domanda se si vuole ottenere una risposta soddisfacente.

Calvino, ne Il Castello dei destini incrociati, pescando da un mazzo di tarocchi è in grado di racconatre una storia, una storia annegata nel vinaccio di osteria e nei sogni della povera gente. L'atmosfera che si crea attorno al testo è quasi metafisica. Ricorda un poco quella de Il formaggio e i vermi di Ginzburg. Anche lì ci andava di mezzo un poveraccio. Anche lì il cibo e la credenza fluttuavano come assenze presentissime, quasi casualmente gettate nel nucleo della storia. 

 Parlando di cibo, chissà se si rischierà di crepare anche quest'anno di devozione nel pranzo di pasqua?

Interroghiamo le carte! 

La stesa a cinque carte è una evoluzione di quella del tempo e perciò le prima tre carte ad essere lette sono quelle disposte in orizzonale. 

Sembra che l'VIII di coppe ci racconti cosa sia stata la causa della situazione attuale.  Dal momento che è l'arcano emblema delle nuove scoperte e della voglia di conoscere, si arriva alla conclusione che non è l'ingordigia la causa della situazione carica di presenti leccornie ma la volontà di esplorare nuovi spazi con il gusto.

Andiamo avanti. X di denari. Mai carta più adatta per descrivere un presente roseo e abbondante. Ma aspettate, è girata sottosopra! Ad essere mostrato è uno specchio di vita quotidiana con il vecchio patriarca in primo piano riccamente vestito e costruttore di un fulgido futuro incapsulato dal castello retrostante. E' l'essere sottosopra il problema: evidentemente negli anni passati non si sono accumulate abbastanza esperienze culinarie e la matriarca, fieramente campana, starà armando un esercito di manicaretti per porre fine al disastro.

Il futuro si interpreta come VII di denari, anche lui sottosopra. Il contadino che stringe la sua zappa, zuppo di sudore misto a fango, guarda con apprensione e forse un pò di insoddisfazione il raccolto generato dal suo duro faticare. Inutile dire che essendo la carta controaltare dell'Asso ed essendo girata a testa in giù non può che presagire una certa soddisfazione della cuoca di fronte ai commensali. Il nostro futuro sembra già segnato raccontandoci un'abbuffata di agnello fritto.

Ora si passa a interpretare le motivazioni inconsce di chi ha posto la domanda. L'arcano degli arcani si è palesato, la Bestia ha fatto capolino. Sembra che però abbia confuso il soffitto con il suolo calpestabile.  Le intenzioni di chi pone la domanda sono buone, di nuovo si scorge non l'ingordigia ma la voglia di sperimentare nuovi sapori.

E questa ultima affermazione trova ulteriore fondamento nel X di spade letto al contrario. Non ci sono tradimenti all'orizzonte, si sfugge all'immagine dell'uomo trafitto da dieci fendenti.

Raccontare cosa è la superstizione diventa entrarci dentro per un secondo e magari scorgere in usanze e riti un'origine storica e immaginifica. E si fa un pò la stessa cosa quando nel mondo della modellizzazione con reti neurali, i confini della fisica diventano evanescenti e condizioni di non esistenza possibili. E allora si torna alla fisica cercando di descrivere con equazioni differenziali regalate dalla dinamica e dalla termodinamica la giusta funzione di perdita per portare sulla giusta strada il modello. 

 

                                 

 

E' tempo di seguire sentieri interrotti. 
 
 

 Bibliografia:

- Calvino, Il castello dei destini incrociati, Einaudi 
- Ginzburg, Il formaggio e i vermi, Adelphi 

sabato 28 marzo 2026

Mano - Sento/Tocco quindi sono

 E' il portachiavi del nonno, è il suo gesto di ficcarsi le mani in tasca a toccarlo. Dita nodose, magre, venose. Te lo immagini da giovane con quelle manone a raccogliere il gesso nelle cave svizzere. Ma il portachiavi, il suo portachiavi lo stringe quando l'amico afferma di vederlo bene, quando lo confondono con il figlio di sua sorella, quando passa davanti il cimitero.  Perchè quella piccola manina rossa è congelata nell'atto di far l'irriverente con delle corna. 

 

 Si dice che il popolo di Creta amasse ricordare al suo sovrano del tradimento della moglie con un toro sfidandolo per le strade con una moltidudine di mani che ricordavano i palchi dell'animale.  E poi quel gesto ha sfidato i secoli, e ha pervaso il bacino del Meditterraneo entrando a far parte del bagaglio gesticolare italiano.  

Mano chiama azione. Azione che generalemente causa sforzo e sudore. 'Questa casa l'ho fatta solo con queste due mani', 'il raccolto di quest'anno è il frutto anche di questi palmi', 'Nonna queste mani son benedette, guarda che pasta che hai steso!'. Mano chiama senso di appartenenza.  Appartenza ad un'idea politica, ad un credo religioso, finanche ad un genere musicale che si fa filosofia di vita. 

Mano chiama civiltà. Civiltà a cui due o forse 3 milioni di anni fa l'evoluzione  ha donato un pollice opponibile e un palmo piatto per stringere, intagliare, scheggiare. Gli ominidi li si raffigura con le prime selci per scuoiare le bestie cacciate, con i ciottoli per sminuzzare i cereali raccolti. La natura però li aveva già dotati del primo utensile che nei millenni successivi avrebbe iniziato a cambiare forma al mondo. 

C'era un'antropologa che sostenava che l'inizio della civiltà si potesse identificare in un arto che si era rotto e che poi aveva avuto il tempo di guarire.  L'uomo o la donna che si erano feriti non erano stati abbandonati dal branco, avevano ricevuto cure, l'osso fratturato aveva avuto il tempo di ricalcificarsi. Per chi scrive invece l'inizio della civiltà si ricollega alla scrittura e alla sua iniziale funzione radicata nel bisogno di tenere traccia del contenuto dei magazzini dopo i raccolti.  E poi l'etica dell'utilità ha lasciato il passo alla memoria e alla volontà di sopravvivere la morte nel ricordo dei posteri. Si  scrive usando il tatto, si legge con la vista. Che strana la chiromanzia arte dell'oriente che legge toccando le linee dei palmi, e scrive usando gli occhi.  

 

Bibliografia:

- Singer, Storia della tecnologia, Bollati Boringhieri  

 

 

 

  

 

giovedì 26 marzo 2026

Morte - Assenza di oscillazioni

'And so we lay,

we lay in the same grave,

our chemical wedding day.'

La sua presenza tacita pervade lo scibile umano. Tra la candela che si spegne nel monologo di Macbeth o l'atmosfera che respirano i giovani rifugiati nella villa del Decamerone di Boccaccio però, si è scelto di iniziare a parlarne con il ritornello di una canzone scritta poco meno di trenta anni fa. 

Assenza primordiale ma allo stesso tempo complementare specchiato della presenza assoluta. Amica del tempo, aveva ragione Aristotele a sostenere che una volta che l'atto si svincolava dal suo essere in potenza, di esso si toccava la nascita nel momento in cui aveva inizio il processo di disfacimento.

 

 
Secondo la meccanica quantistica, vita è sinonimo di coerenza a livello quantico, tale che il sistema che la accoglie conservi condizioni di stabilità.  'La maggior parte dei sistemi è caratterizzato da un'alternanza di periodi di stabilità con parentesi di instablità e, la quasi totalità di essi tende a ritornare in uno stato di equilibrio al fine da conservare la propria condizione di esistenza.' L'essere è e il non essere non è, lo aveva già intuito un certo Parmelide qualche secolo fa. Se si estende questo concetto allo studio delle società, la dinamica di collasso può essere identificata con l'immagine della spirale, miscelando le tre dimensioni spaziali della ciclicità del presente con quella temporale.
 
Si dice Morte, si specchia un mistero. Riti per esorcizzarla, azioni apotropaiche da compiere, feste per commemararla. E fa sorridere l'idea che una delle competizioni di corsa più partecipate del mondo, la maratona, sia nata per commemorare un messaggero caduto per portare notizia della vittoria insperata di Ateniesi e Spartani contro i fieri drappelli di Dario I in un lontano giorno d'estate del 490 a.C.
 
 
L'arcano della morte da un mazzo di tarocchi
 
 
 
  
 
Bibliografia:
- Trnka, Lorencova, Quantum Anthropology 
 
Discografia:  
- The chemical wedding, Bruce Dickinson 
 
 
 
 
 
 
 
 

martedì 24 marzo 2026

Vite - Esercizio di sostegno passato

 Il casolare sorge alle pendici di un uliveto. Qualche sbuffo di verde vivace di foglie caduche spunta in qui e in là, formando querceti casuali. Se si prende il sentiero scavato dal ripassare ostinato dei cingoli e si oltrepassa ciò che resta del vecchio casolare de 'La zucchera', poco prima di arrivare al ruscello ecco un fluttuare di ametiste succose. 

Reggere il peso degli acini non è affar facile: i rami contorti fanno buon gioco a farsi aiutare da supportacci di cemento. Di anno in anno, quei colonnari bucherellati vengon riattrezzati, spaccati, usurati e ricomposti insieme a formare capanne.  

 


E' Plinio il Vecchio che descrive alcuni spunti di arte vinicola ai tempi dell'Impero. Venti secoli fa, non c'erano sostegni e si era congegnato un metodo di far curvare la vite su se stessa, arricciata, aggrovigliata.  Il succo prodotto dalla vendemmia era troppo aspro e nelle osterie si usava diluirlo con acqua e accompagnrlo con focaccine di cereali, olive e fichi secchi.

Sfogliando il Semerano, si possono tracciare dei parallelismi interessanti tra le etimologie di uva (-ae)  pampinus (-i) e lumbus (-i). Giocando un poco con quella scienza delle parole che secondo Heidegger doveva essere 'unterwegs', in cammino,  le origini della prima erano incerte e il suo significato originario finì per essere figurato con le immagini della mammella e della madre (accad. ùwu (ummu: mamma, vite, ‘ Mutter, Weinstock: Stamm mit Wurzel V. Baum’), sem. umm.) . Pampinus invece mischiava il suo significato con quello di germoglio novello della vite e rampollo 'da una radice con il significato di aderire , legarsi, avvolgersi'. L'ultimo termine invece si radicava nell'aramaico e nel semitico e aveva il doppio sgnificato di organi interni, organi sessuali e ceppo della vite.
[Semerano G., Le origini della cultura europea. Dizionario etimologico, Leos. Olschki editore, Firenze]

Se la madre è sostegno, sembra come che lo stesso significato lo si volesse trasferire nell'immagine della vite e del vino. Nella Genesi, Giuseppe interpreta il sogno del coppiere del faraone e identifica nella maturazione e nel germogliare di tre grappoli d'uva il reintegro a corte del servitore caduto in disgrazia.(Genesi  40, 9-15) La tradizione occidentale però è legata anche al culto di un dio dalle fattezze femminee venuto dell'Oriente. Dioniso e il suo tirso animavano i baccanali trascinando chi vi prendeva parte in danze sfrenate. Il furor che possedeva chi officiava i riti rendeva immuni alla fatica e faceva da complementare a quello che animava le arene polverose delle palestre in cui si praticava la lotta, officiata da Atena e Ares. Il vincitore in quel caso non era cinto da pampini e acini succosi ma di rami di ulivo intrecciati.
 

 Bibliografia: 

Muratov P., Immagini dall'Italia, Adelphi, 2019